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Mythopoeic Narrative in The Legend of Zelda

Il mythmaking, letteralmente "creazione di mitologie", e dove trovarlo.

Edited by Anthony G. Cirilla e Vincent E. Rone

The Legend of Zelda si è ritagliato uno spazio speciale nella mia infanzia, nella mia vita di oggi e persino in questo blog. Il mio amore per la saga è nato con Wind Waker, da cui poi sono andato a scoprire i capitoli precedenti, per poi non perdermene nessuno dei successivi. Di tutta la letteratura che ho letto sulla saga voglio partire da questo, recentissimo (è pubblicato nel 2020), opera collettiva esaustiva e divertente, un piccolo pezzo da collezione per chiunque voglia approfondire i meccanismi di creazione che stanno alla base di alcune delle più grandi mitologie del XX e del XXI secolo, rispettivamente del gaming e della letteratura.



Il mito non ha età


Ciò che Miyamoto e compagni non immaginavano è che quel geniale esperimento del primo The Legend of Zelda, nato dal desiderio di correre per i prati e far stupire i giocatori in un mondo aperto, sarebbe stato un pilastro della grande N secondo solo a Super Mario. Capitolo dopo capitolo, quel mondo si è espanso. La prima grande differenza col Regno dei Funghi, tuttavia, sta nell'organizzazione del tempo narrativo del mito. Nel primo c'è un idraulico che deve salvare una principessa. Non esistono dimensioni parallele né reincarnazioni, ma solo un'unica linea temporale in cui il conflitto si presenta ripetutamente e non "ciclicamente". Un po' come i personaggi di Topolinia e Paperopoli, le cui storie sono cristallizzate in un'unica vita: Qui, Quo e Qua non invecchieranno mai, Zio Paperone non morirà mai e così via. Nintendo e Disney condividono quel vago tabù legato alla morte e al tempo che passa, almeno per le loro saghe più giovanili. Il discorso cambia se si parla di Hyrule. A differenza di molti theorists sul web, io non condivido affatto il desiderio di voler costruire una timeline precisa di tutti gli episodi di Zelda (ripescatevi il mio articolo su Hyrule Warriors: L'era della calamità e i viaggi nel tempo). Anzi, è sempre stata una cosa che mi ha angosciato parecchio. Anzi, forse mi spaventano di più Qui, Quo e Qua e il loro castigo di dover andare alle medie per l'eternità che la mancata collocazione temporale di uno Zelda a caso. I riferimenti ci sono, solo che non sono ordinati. Non sono legati al tempo, ma agli archetipi. Quel ciclo di reincarnazioni e di linee temporali contraddittorie sono sempre state qualcosa di prezioso per me, ma non sapevo ancora il motivo, fino alla lettura di questo saggio che scomoda persino Tolkien e la sua pratica di "costruzione di mitologia", detta anche mythopoeia.



Tornare a scuola


Il mito non ha una cronologia chiara. Ciò lo rende smontabile e interpretabile. Nel capitolo Twilight and Faërie, Vincent E. Rone ripercorre i motivi musicali ricorrenti nella saga di Zelda, che costruiscono una narrativa subliminale atta a richiamare la nostalgia del giocatore, quel tipo di giocatore che ha già appreso i motivi ricorrenti nella saga di Zelda e che ne sa leggere il significato ed emozionarsi, mentre in The Hero of Faërie Anthony G. Cirilla indica le tre fasi di Ocarina of Time come emblematiche della Triforza stessa - Link bambino cerca il Coraggio, Link adulto cerca la Saggezza e lo scontro finale contro Ganon è una battaglia per il Potere. In Catastrophe and Aesthetics of Evil, Nathan Schmidt osserva come la natura di Hyrule risponda al Bene e al Male e come i fenomeni atmosferici possano essere simbolici (esattamente come nel Romanticismo, per chi ricorda qualcosa del liceo); ancora, in The Domestic Champion Michal David Elam indica l'Eroe del Vento di Wind Waker come un eroe che da nostalgico di casa diventa un Fondatore di terra e di una nuova casa per l'umanità intera, ridotta all'ordine di una società profondamente domestica e apolitica. La grammatica di ogni The Legend of Zelda si regge sul magico. E la magia non sta nella creazione di multiversi o di linee temporali parallele, perpendicolari, ecc., ma nella sospensione (significante) del tempo. Nella morale, nel piacere dell'insegnamento di un mondo creato per essere raccontato più volte, grande e vago. Ogni Link che ha attraversato il regno di Hyrule (o il Grande Mare, o Termina...) ha esplorato veri e propri "Mondi Secondari" (i riferimenti a Tolkien sono continui, soprattutto alla raccolta "Albero e foglia", alle lettere e alle storie della Terra di Mezzo), non troppo dissimili dal nostro, convincenti al punto tale da incantare il giocatore/lettore in cerca di "ristoro di fantasia" e della "magia che non inganna". È la grandezza di The Legend of Zelda, dalla fondazione delle Tre Dee all'incarnazione della Dea Hylia e del suo pesante fardello. Mentre in Super Mario il male tenta, in The Legend of Zelda, semplicemente, c'è. Nessun passato, presente o futuro. Forse è questo che spaventa davvero?


Sì, potrei continuare. E sì, sto tagliando corto e si sente. Il fatto è che dovreste leggerlo. È come tornare a scuola, tornare a fare epica, ma col cuore e senza voto finale. Per me è stata una splendida lettura estiva. Ovviamente, non deve spaventarvi l'inglese.


Ora. Se TU lettore vuoi parlarne per sapere di più o se meglio ancora l'hai già letto, SCRIVIMI! L'argomento mi accende.

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